Tomatis Milano

Categoria: approfondimenti

Conosci la tua voce? Qualche suggerimento per imparare a conoscerla (e a usarla)


L’essere umano, con la sua evoluzione, ha sviluppato una cosa che garantisce una comunicazione pazzesca: la voce.

E ha imparato a usarla in tanti modi diversi, tra gli altri per:

  • imitare suoni dell’ambiente che li circonda
  • parlare
  • cantare

Certo che gestire la voce non è proprio semplice, più che altro perché ha un caratteristica molto molto speciale: non sa mentire.

Nelle pieghe della nostra voce c’è sempre la verità, anche quando siamo così sicuri di noi stessi da pensare che riusciremo a far passare per vero qualcosa che non lo è del tutto.
E la cosa peggiora decisamente quando si canta, perché lì c’è spazio solo per essere noi stessi.

Ma la voce è una delle caratteristiche che è difficile dimenticare di una persona, è talmente unica da farci riconoscere qualcuno che non vediamo da tanto tempo nonostante l’aspetto fisico possa essere molto diverso.

Però, di solito, non conosciamo la nostra voce

Anzi, una delle frasi che si sente spesso quando qualcuno ascolta la proprio voce registrata è:
“ma sono davvero io?”
seguita di solito da
“che brutta voce ho!”
E la cosa peggiora decisamente quando si canta, perché si innesca anche la sensazione di essere stonati.

Il fatto è che, quando parliamo e cantiamo, noi sentiamo solo una parte della nostra voce, quella che riusciamo a captare dall’interno, mentre perdiamo molte delle frequenze che arrivano a chi ci ascolta da fuori.
E’ proprio una cosa che riguarda frequenze e onde sonore e come si diffondono nello spazio intorno a noi. E dentro di noi.

Ma davvero è brutta una voce?
Mi viene da rispondere che no, non è brutta, semplicemente è diversa, non è conosciuta e non è curata.
Già imparare a conoscere la nostra voce e poi prendercene cura le permette di fiorire, con tanti effetti positivi che si innescano da queste due azioni.

Ma cosa si può fare per conoscere la propria voce e poi prendersene cura?

Innanzitutto possiamo iniziare a registrarci quando parliamo e cantiamo, prendendo confidenza con il suono che viene percepito dall’esterno e che spesso non è brutto, semplicemente è diverso da come noi lo immaginiamo.

Per conoscere la propria voce si può anche pensare di farsi sostenere da un professionista per sbloccare qualche aspetto emotivo:
proprio perché la voce non mente, potrebbe rivelarci dove andare a lavorare per sciogliere alcuni dei nodi che abbiamo dentro di noi.

Poi possiamo cominciare a lavorarci, facendo degli esercizi per migliorare la respirazione, l’appoggio la pronuncia. Questi sono importantissimi se ad un certo punto si deve parlare in pubblico ed essere più sicuri di sè.
In quest’altro articolo ti racconto ad esempio dei modi per lavorare se devi parlare in pubblico.

Infine, ma non ultimo, puoi pensare ad un percorso Tomatis.
Il Metodo Tomatis infatti, lavorando sull’ascolto, lavora direttamente anche con la voce, strettamente collegata alle capacità di ascolto da quello che viene chiamato circolo audio-vocale: pronuncio-ascolto quello che ho detto-pronuncio correggendo se necessario.

Per concludere ti invito a fare un gioco: registrati mentre parli e fallo più volte, diciamo una volta alla settimana per un mese (ma anche più spesso o per un periodo più lungo se vuoi). Riascoltati ogni volta e prova a sentire come percepisci la tua voce man mano che ti abitui ad ascoltarla.
Se farai questo gioco su un periodo prolungato, potresti notare dei cambiamenti nel tuo modo di parlare e nel tuo modo di considerare la tua voce, dovuti solo al fatto che stai imparando a riconoscerti e ad ascoltarti con più attenzione.

E’ un gioco carino che può portarti a scoprire qualcosa su di te e sul percorso che vuoi intraprendere, che sia lavorativo o nella tua vita privata.

Io ti auguro buon lavoro con tutti questi suggerimenti e ricorda che puoi sempre contattarmi per scoprire come e quanto il metodo Tomatis può aiutarti.

A presto!

Come parlare in pubblico: consigli e tecniche per diventare degli ottimi comunicatori


Un’abilità che mi sono resa conto essere necessaria a molte delle persone che ho seguito attraverso il percorso Tomatis, è quella di saper parlare in pubblico.

Ma non sto parlando della semplice esposizione di quanto si deve comunicare: questa capacità include il riuscire a mantenere la concentrazione davanti ad un gruppo di persone, saper entusiasmare riguardo l’argomento, capire qual è il momento di creare tensione e quando scioglierla.

E intrecciare tutte queste cose non è semplice.

Saper parlare in pubblico è considerata in molti ambiti una soft skill, una di quelle abilità trasversali che un po’ si possiedono per natura e un po’ si acquisiscono grazie alle esperienze di vita.

Faccio sempre il parallelo con la mia esperienza di musicista concertista e lo paragono al suonare su un palcoscenico: qualcuno è a suo agio fin dal primo tentativo, altri lo imparano con il tempo, come un mestiere.

Oltretutto, saper parlare in pubblico è qualcosa che fanno tutti i professionisti, perché non è riferito solo al trovarsi davanti ad una platea di spettatori, anzi: si sta parlando in pubblico quando si spiega un nuovo progetto al proprio team, quando si fa il proprio intervento al consiglio di amministrazione, quando si spiegano le regole aziendali ai candidati per un’assunzione.

Il pubblico può essere una sola persona, ma è una persona che deve ricevere un messaggio chiaro e, possibilmente, coinvolgente.

Ma in molti hanno paura di parlare davanti alle altre persone.
Tu fai parte di questa categoria? Se sì, non ti preoccupare, sei in buona compagnia.

La Chapman University ha condotto un sondaggio sulle paure americane nel 2020 e nel 2021, intervistando oltre mille americani per capire di cosa avessero più paura. E’ interessante notare che, su 95 diversi argomenti, il 29% degli intervistati considera il fatto di parlare in pubblico come qualcosa di cui aver paura.

Non è di sicuro un grosso problema come la pandemia e la sicurezza globale, ma parlare in pubblico spaventa perché è associato alla prospettiva di risultare ridicoli perché si dicono cose sciocche o si inciampa sulle parole.
La paura di fondo è quella di ritrovarsi in una situazione imbarazzante.

Però i professionisti, tutti i professionisti, devono essere in grado di comunicare in modo efficace, scorrevole, coinvolgente. Come fare allora per acquisire questa abilità?

Una buona idea può essere quella di seguire un percorso con un vocal coach, in modo da imparare come parlare in pubblico e apprendere tecniche di comunicazione, fondamentali in ambito lavorativo sia con i clienti che con i colleghi.

Cos’è il Voice Coaching?

Contrariamente a quanto si pensa, il voice coaching non serve solo alle persone che stanno cercando di migliorare la propria voce cantata, questa è una delle cose che può fare il voice coaching.

Il voice coaching serve moltissimo anche per parlare in pubblico, perché insegna ai professionisti come usare la voce, la parola e il corpo per comunicare in modo efficace.

Serve quindi a migliorare la voce e la propria presenza mentre si parla, così da riuscire a rivolgersi bene a qualsiasi pubblico.

Parlare in pubblico è un’abilità che richiede ai professionisti di interagire con un pubblico, ricordando che il pubblico non è qualcosa/qualcuno che assorbe semplicemente le informazioni in modo passivo, ma è una ”entità” viva che risponde agli stimoli che le si offrono.

Il pubblico è protagonista della comunicazione, è attivo e non la subisce.

Qualcuno sa parlare ad un pubblico per natura, altri lo devono imparare.

Però è una cosa da saper fare, perché molti ruoli professionali devono continuamente: fare presentazioni, tenere discorsi, formare il personale, presentare risultati, presentare proposte e condurre riunioni. E almeno una di queste attività riguarda moltissimi di noi quasi ogni giorno.

È qui che entra in gioco il voice coaching, che offre ai professionisti un modo per sviluppare o migliorare le capacità di comunicazione e aumentare la propria abilità nel parlare in pubblico.

Il voice coaching può quindi aiutarti a migliorare il tuo modo di comunicare anche sul posto di lavoro, insegnandoti a usare un linguaggio conciso e stili e tecniche diversificate a seconda della situazione.

Con l’aiuto di un vocal coach, puoi rinforzare e avere più consapevolezza della tua voce e di come la usi, perché ti dà gli strumenti e le tecniche più adatte a te per controllarla. Il risultato sono una maggior efficacia nelle conversazioni e un miglioramento della comunicazione, in qualunque situazione ti trovi.

Consigli e tecniche da applicare subito per migliorare le tue capacità comunicative

Trovare un vocal coach che fa per te potrebbe non essere così scontato (magari non ce ne sono di sufficientemente vicini a te) o magari non te la senti di mettere la tua voce in mano ad una persona esterna, perché la voce è qualcosa di molto personale e privato, molto più di quanto pensiamo.

Però senti di avere bisogno di migliorare il tuo modo di comunicare, fin da ora.
Cosa puoi fare?

Esistono dei modi per migliorare le tue capacità di comunicazione anche in autonomia, con i tuoi ritmi e i tuoi tempi. Basta seguire questi cinque suggerimenti e inizierai già ad essere un comunicatore più efficace:

  1. Esegui esercizi per scaldare la voce, controllare la respirazione e migliorare la postura.

    La voce umana è prodotta dal movimento di determinati muscoli, le corde vocali, che, proprio come tutti i muscoli del corpo umano, funzionano meglio quando sono caldi. Perciò, quando sai di dover parlare di fronte a qualcuno, cerca di preparare e riscaldare la voce con esercizi appositi. Inoltre, esercitare le corde vocali, ti consente di imparare a controllare meglio l’intonazione della tua voce.

    Più riscaldamento fai, meglio ti sentirai quando sarà il momento di pronunciare il tuo discorso.

    Dovresti anche lavorare sulla postura del corpo e prestare attenzione alla respirazione. Bisogna inspirare bene e usare correttamente il diaframma, in modo da gestire l’aria per tutta la durata delle frasi e non rimanere senza fiato prima del tempo. Inoltre, una buona postura e una respirazione ben impostata ti fanno sentire rilassato e sicuro mentre parli.

  2. Migliora la pronuncia delle parole e fai in modo che sia chiara
    Affinché il messaggio che vogliamo comunicare durante un discorso sia comprensibile, il suo contenuto deve essere espresso in modo chiaro e udibile.
    E’ quindi importante che ogni parola sia articolata in modo preciso.

    Però per molte persone questo non è così scontato: soprattutto in una situazione di stress è facile incappare in piccole balbuzie, parole un po’ “mangiate” o strascicate, termini di riempimento (eh, mmm, ecc), suoni sostituiti o un tono di voce non chiaro.

    Fortunatamente, a meno di gravi disturbi del linguaggio (per i quali bisogna consultare professionisti specifici senza indugio), tutte queste difficoltà possono essere superate con qualche esercizio specifico e facendo attenzione a come si parla.

    Regolando meglio i movimenti di lingua, bocca e mascella, sarà più facile pronunciare tutte le parole in modo chiaro. Se poi anche la respirazione viene esercitata e si presta attenzione al ritmo del discorso, tutto funzionerà ancora meglio.

  3. Pratica, pratica e pratica
    Come tutte le attività e le abilità umane, anche quelle comunicative migliorano se vengono esercitate.

    Questo significa che la pratica può aiutarti a sviluppare la tua voce e sentirti sempre più a tuo agio quando parli in pubblico.

    L’esercizio regolare permette di trovare il suono ottimale della tua voce e di creare una tua zona di comfort in questa situazione, anche se sei molto introverso. Man mano che ti eserciti, oltre ad essere sempre a tuo agio, capirai come aggiungere espressione e gestualità al tuo modo di parlare, cosa che arricchirà i tuoi discorsi.

    Un ottimo modo per esercitarti è registrarti mentre parli ad alta voce: riascoltando la registrazione avrai subito un’idea chiara di come gli altri ti percepiscono dall’esterno, di quali sono i tuoi punti deboli e quali quelli di forza.

    Se utilizzi una registrazione audio, puoi concentrarti solo sulla voce, se decidi di fare una registrazione video potrai anche vedere come ti muovi e gesticoli. Io ti consiglio di fare entrambi questi esercizi, sono davvero utili!

  4. Trova connessione e scopo
    Se vuoi davvero essere ascoltato, non basta dire le parole giuste nel modo giusto.

    Se vuoi davvero essere ascoltato, se vuoi davvero l’attenzione del tuo pubblico, si trattasse anche solo di una persona, devi riuscire a far passare le emozioni che animano il tuo discorso.

    Quanto credi in quello che devi dire? Quali sono lo scopo, la passione, l’obiettivo per i quali stai parlando? Se li trovi allora sì che la tua comunicazione sarà davvero efficace.

    Ricorda, il segreto per essere un bravo oratore è credere che la tua voce meriti di essere ascoltata e che il tuo pubblico possa trovare valore in ciò che dici.

    Perciò non ti limitare a riferire quello che devi comunicare, cerca di dare alle persone un buon motivo per ascoltarti e tutto funzionerà a meraviglia.

  5. E infine…

  6. Utilizzare degli strumenti per migliorare le capacità di comunicazione.

    Esistono però delle tecnologie che possono aiutare a gestire meglio l’atto di parlare e l’ansia ad esso associata. Sono delle tecnologie che permettono di svolgere dei percorsi in autonomia e senza dover ricorrere ad un vocal coach.

    Un esempio di questa tecnologia sono le cuffie Forbrain e le cuffie Tomatis Infinite. Questi sono due dispositivi che accompagnano la persona lungo un percorso secondo metodo Tomatis, mettendola in condizione di potersi ascoltare meglio e di esprimersi meglio.

    Attraverso l’utilizzo di queste apparecchiature, il circolo audio-vocale viene potenziato e il modo di comunicare migliora notevolmente.

Seguire un percorso con TalksUp accompagnati da un professionista Tomatis e svolgere esercizi ad alta voce attraverso le cuffie Infinite, permette di stimolare la voce e migliorare pronuncia, fluenza e sicurezza mentre ci si prepara per parlare di fronte ad altre persone.

L’utilizzo di questi due dispositivi rende davvero migliore il modo di comunicare, sia in termini di pronuncia che di espressività, e permette di raggiungere velocemente degli obiettivi che, altrimenti, sarebbero raggiungibili in moltissimo tempo.

Per concludere, quindi, ti invito a ricordare quanto sia importante per qualunque professionista riuscire a parlare di fronte agli altri in modo chiaro, comprensibile e coinvolgente.

Ti auguro buon lavoro con tutti questi suggerimenti e ricorda che puoi sempre contattarmi per scoprire come e quanto il metodo Tomatis può aiutarti.

A presto!

Come imparare facilmente qualunque lingua


Oggi voglio condividere con te questo talk che Matthew Youlden, poliglotta e linguista, ha tenuto a Clapham per TEDx.

Te lo riassumo, ma se vuoi lo puoi guardare interamente nel video qui sotto:

How to learn any language easily | Matthew Youlden | TEDxClapham

In pratica lui dice che, per la stragrande maggioranza delle persone, imparare una lingua straniera è come affrontare un corso di ingegneria spaziale. Lo sentono come se fosse qualcosa fuori dalla loro portata e, purtroppo, è una convinzione condivisa da moltissime persone in tutto il mondo.

Ma in realtà, l’atto di imparare nuove lingue non è difficile in sé e per sé, risulta difficile perché abbiamo delle convinzioni molto radicate che dobbiamo riuscire a scardinare, se vogliamo apprendere facilmente un’altra lingua.
In pratica, dobbiamo credere che sia facile e smettere di credere che sia un percorso lungo, faticoso e a volte addirittura doloroso.

Ecco le convinzioni più importanti delle quali, secondo Matthew Youlden, dobbiamo liberarci.

Convinzione numero 1: imparare una lingua è troppo difficile.
Spesso nella nostra testa risuonano frasi del tipo “non sarò mai capace di parlare una lingua come parlo la lingua con cui sono nato”.

Ma, tecnicamente, tu non sei nato con una lingua. Sei solo capitato in un luogo dove si parla una certa lingua e, immerso e circondato dalla sua sonorità, semplicemente l’hai imparata.

E’ anche vero, però, che la maggior parte delle persone inizia a imparare altre lingue quando è già più grande. E capita che queste persone finiscano per parlare meglio la nuova lingua (o le nuove lingue) che non la lingua madre. Com’è possibile?

Semplice: non c’è una data di scadenza per iniziare a imparare una nuova lingua. Anzi, ci sono degli studi che dimostrano che, sebbene i bambini siano più rapidi nell’imparare una nuova lingua, in realtà gli adulti hanno un apprendimento molto più efficace perché sanno già come si impara.

Convinzione numero 2: Non ho bisogno di imparare una nuova lingua, perché quasi tutti al mondo parlano in inglese (nota: lo speaker è inglese).

Ma saper dire qualche frase nella lingua del luogo dove andrai in vacanza, potrebbe aiutarti nella relazione con le persone del luogo, farti sentire più accolto. E magari incontrare persone interessanti e importanti per la tua vita, addirittura l’amore della vita.

Oltretutto, al netto di tutti i benefici di salute mentale e di miglioramento delle condizioni di lavoro che ottiene chi parla più di una lingua, saper padroneggiare diverse lingue rende più capaci a gestire problemi e a impostare le priorità, anche quando le situazioni da tenere sotto controllo sono molte.

Convinzione numero 3: Devi vivere in un luogo dove la lingua che vuoi imparare sia parlata costantemente, anche solo per avere un’infarinatura.

Se lo vuoi fare va bene, ma non è così necessario. Matthew Youlden racconta di quando ha cercato di imparare il turco in una settimana: la sfida non era di parlarlo alla perfezione ma di vedere quanto potesse apprendere in così poco tempo.
E un modo c’è: usare le scorciatoie, che esistono anche per l’apprendimento delle lingue e sono più semplici di quanto si pensi.

Ecco le scorciatoie che indica lui:

  1. trovare le similitudini con la lingua madre, sviluppando quindi dei pattern che ci aiutino ad orientarci nella lingua e a prevedere significati e costruzione delle parole e frasi che ancora non sappiamo.
  2. restare nelle cose semplici. Anche se stai imparando una lingua molto diversa dalla tua, puoi imparare facilmente degli elementi semplici, perché ogni lingua ne ha, siano essi alcuni tempi verbali o radici da cui derivano molte parole.
  3. Imparare cose che ci servono e che hanno importanza per noi.
    Soprattutto all’inizio, l’apprendimento deve avere un senso per te. Perciò non è necessario imparare tutto il dizionario, bastano i termini che servono per la tua situazione.
  4. questa la aggiungo io: segui un percorso con il metodo Tomatis.
    Questo metodo ti permette di sfruttare al massimo tutte le scorciatoie precedenti, riducendo moltissimo il tempo di apprendimento e, contemporaneamente, rendendolo molto più efficiente e profondo.

Un altro aspetto importante che Matthew Youlden sottolinea, quando si impara una nuova lingua, è il tempo: quanto ci metto ad impararla?
Si ha sempre la sensazione che sia un viaggio interminabile che forse non ci farà mai arrivare a destinazione.

Ma lui ti spiega come fare un balzo enorme studiando solo 30 minuti al giorno, magari mentre sei in autobus o in treno per andare al lavoro, o mentre svolgi qualche faccenda in casa.

30 minuti li abbiamo ogni giorno, e potremmo dedicarli a quello senza sentirci schiacciati dal dovere di studiare e rendendo l’apprendimento nettamente più efficace, perché non facciamo in tempo a dimenticare le cose tra una sessione e l’altra.
L’obiettivo è quindi far entrare la nuova lingua nella routine quotidiana e, se lo fai, probabilmente in un mese riesci già a cavartela con la nuova lingua.

Per rendere più facile in questo processo sono molto interessanti le forme di apprendimento passive, ad esempio:
ascoltare la radio durante i pasti: aiuta a prendere confidenza con la sonorità della lingua
ascoltare le canzoni: aiuta a memorizzare più facilmente le parole
guardare serie TV in lingua originale: è divertente e si può fare in compagnia.

Matthew Youlden completa il suo talk elencando quelle che secondo lui sono le 3 regole d’oro per imparare una nuova lingua, ovvero:
vivere la lingua, parlare, leggere, scrivere, sognare attraverso di lei
fare errori, perché noi impariamo dagli errori
divertirsi, perché il divertimento è una motivazione fortissima

Se poi tutto questo si riesce a fare in compagnia o come sfida, l’apprendimento sarà ancora migliore.

Quanti suggerimenti in un solo post!
Proverai a metterli tutti in pratica?

In ogni caso, se il tuo obiettivo è particolarmente importante per te e riguarda qualcosa cui tieni molto, ti consiglio davvero di seguire il percorso di ascolto attraverso il metodo Tomatis.

E’ un metodo potentissimo e ti mette nella condizione di ampliare le tue capacità di ascolto e farti percepire ancora meglio i suoni e le parole nella lingua che stai imparando, e come conseguenza riuscirai a memorizzare molti più termini, agevolandoti mentre parli. Perché il segreto della semplicità con cui impariamo una nuova lingua sta nella facilità con cui riusciamo ad ascoltarla.

Ormai puoi seguire i percorsi Tomatis comodamente da casa, non è necessario recarsi sempre in un centro per poter beneficiare di questo metodo potente che ti permette di raggiungere comprensione e pronuncia in altre lingue ad una velocità che, altrimenti, non sarebbe immaginabile.

E, per averlo sempre con te, puoi anche iniziare da percorsi più leggeri attraverso le cuffie Infinite o usando le cuffie Forbrain, che mettono il tuo orecchio nella condizione di percepire al meglio i suoni della lingua che ti interessa.

Allora buon lavoro con tutti questi suggerimenti e ricorda che puoi sempre contattarmi per scoprire come e quanto il metodo Tomatis può aiutarti.

A presto!

Quattro ragioni per imparare una lingua straniera diversa dall’inglese (e non per lavoro)


Se una persona volesse imparare tutte le lingue del mondo, non gli basterebbe una vita…

Sono tantissime, tante quante le comunità umane. Se poi includiamo anche i dialetti e le loro sfumature, abbiamo una lingua diversa ogni pochi chilometri.

Ma ce n’è una che, nel bene o nel male, ha preso il sopravvento sulle altre: l’inglese.
E’ la lingua di internet, della finanza, della musica pop, della diplomazia.
E’ ovunque, perfino i cinesi che imparano l’inglese sono molti di più degli anglofoni che imparano il cinese.

Si stima che, entro la fine del secolo, la maggior parte delle lingue sparirà per lasciare il posto all’inglese. Questo perché il mondo globalizzato in cui viviamo rende necessario il fatto di comunicare e comprendersi. Per farlo, bisogna condividere una lingua.

Allora, oggi, diventa lecito porsi una domanda:
perché imparare una lingua straniera diversa dall’inglese se andrà a finire che tutti comunicheremo attraverso l’inglese (o almeno così sembra)?
Perché preoccuparsi di impararne un’altra quando forse saremo tutti in grado di comunicare in inglese?

Uno dei motivi, che sicuramente hai già sentito, è che ogni lingua prevede un diverso modo di pensare e quindi di vedere il mondo. E io sono d’accordo.
Le sfumature grammaticali, il genere che hanno i nomi e tanti piccoli dettagli canalizzano il modo di pensare.

Ad esempio, pensa alla Luna: in italiano è femminile, ma in tedesco è maschile (il Sole è femminile in tedesco, curioso, eh?). Ma un’amica americana, quando durante una chiacchierata mi sono riferita alla Luna usando il pronome “she”, era rimasta sbalordita: è solo una roccia che vaga nello spazio, è neutra!, mi ha detto quel giorno.

Ma siamo sicuri che due persone che parlano la stessa lingua non possano avere visioni differenti del mondo?
Per fare un esempio che riguardi l’italiano (e un po’ forte, me ne scuso), possiamo pensare a diversi personaggi: Paolo Borsellino, Wanna Marchi, Francesco Totti o pensa pure tu a chi preferisci.
Parlano tutti italiano, ma di loro si potrebbe dire tutto tranne che condividano la stessa visione della vita e del mondo…

Se quindi è vero che una lingua canalizza e stabilisce alcuni modi di descrivere il mondo, è altrettanto vero che lei da sola non basta a plasmare la visione di tutti coloro che la parlano.

Ma allora, quali sono le altre ragioni per cui è importante imparare altre lingue che non siano l’inglese, dal momento che le tue idee resteranno le stesse anche se espresse in un’altra lingua?

Io qualche idea ce l’ho, e te le scrivo qui.

La prima è che, se vuoi assorbire una cultura, se vuoi davvero viverla e farla tua, devi controllare almeno in parte la lingua attraverso la quale questa cultura si esprime.

Ci sono dei termini e dei modi di dire che possono esprimere esattamente solo un’idea, un concetto o uno stato d’animo che fa davvero parte solo di quella cultura. Come il termine ikigai giapponese o il tedesco sehnsucht.
Sono cose che non si possono esprimere in altre lingue, non c’è modo.

Perciò, per entrare in una cultura e poter capire a fondo le persone che ne sono parte, devi saperti esprimere nella lingua che gli appartiene, è come avere un biglietto da visita per comprenderle perché la lingua è il loro codice.

Seconda ragione:
da tempo ormai le neuroscienze hanno dimostrato che chi parla almeno due lingue è meno soggetto a demenze e, probabilmente, manterrà uno stato di salute migliore anche da anziano.
Essere bilingui è quindi salutare.

Terza ragione:
parlare più lingue è divertente. Si può giocare con le parole, con i suoni, con il modo in cui si combinano e, spesso, ci si trova in situazioni esilaranti.

Ci si scontra con termini che confondono, come lo spagnolo “largo” che però significa “lungo”, oppure con parole infilate in ordine inverso, come la negazione tedesca che si trova sempre a fine frase (anche nel dialetto milanese però funziona così, e non è nemmeno troppo difficile da spiegare…).

Si può scoprire che le vocali non sono solo le 5 che ci insegnano nella scuola italiana: un bambino cambogiano riesce a pronunciarne 30 diverse.

Si può sentire la bellezza di tutta questa varietà, che è un dono delle culture e, secondo Tomatis, anche dell’ambiente in cui si sono sviluppate, della geografia del luogo.

Infine:
imparare un’altra lingua non è mai stato così facile come in quest’epoca.
Prima dovevi andare fisicamente a lezione, e probabilmente non avresti trovato un insegnante a una distanza proponibile.

Sempre se l’avessi trovato, perché fino a 20 anni fa non era nemmeno scontato trovare vicino a casa qualcuno che ti insegnasse il francese, figurati l‘arabo…

Forse, se avessi avuto fortuna, avresti trovato un audiocorso, composto da cassette o CD da ascoltare e riascoltare, accompagnato magari da un libro spesso scritto male e poco comprensibile.

Oggi invece possiamo avere accesso a una quantità pazzesca di lezioni e informazioni grazie alle piattaforme che permettono di fare lezione con dei madrelingua, anche se siamo a migliaia di chilometri di distanza da loro, e ci sono delle app più o meno interattive che aiutano a tenere traccia dei progressi e della nostra comprensione.

Poi, per esercitarci, possiamo accedere a serie tv, video, podcast e audiolibri quasi infiniti, senza mai doverci spostare da casa. La tecnologia è davvero dalla nostra parte!
20 anni fa questa sarebbe sembrata fantascienza, oggi è realtà, è una delle parti belle e utili della tecnologia.

Puoi anche farti aiutare dal metodo Tomatis
Sempre nell’ottica tecnologica che favorisce l’apprendimento, il metodo Tomatis può davvero venirti incontro.

Ormai puoi seguire i percorsi Tomatis comodamente da casa, non è necessario recarsi sempre in un centro per poter beneficiare di questo metodo potente che ti permette di raggiungere comprensione e pronuncia in altre lingue ad una velocità che, altrimenti, non sarebbe immaginabile.

E, per averlo sempre con te, puoi anche iniziare da percorsi più leggeri attraverso le cuffie Infinite o usando le cuffie Forbrain, che mettono il tuo orecchio nella condizione di percepire al meglio i suoni della lingua che ti interessa.

Pensando quindi a tutti questi vantaggi, ti consiglio vivamente di imparare altre lingue
oltre a quella che stai leggendo ora, perché non è mai stato così facile, perché è utile.
Ma soprattutto perché è davvero divertente.

E puoi sempre contattarmi per scoprire come e quanto il metodo Tomatis può aiutarti.

A presto!